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C.: Non hanno cercato i Cordai, quali valent'uomini che sono,
di produrre dei Canti più robusti così da poter sfruttare
una l.v. maggiore a beneficio di una maggiore riduzione del dimetro
delle corde Basse e quindi in un miglioramento ulteriore delle loro
qualità acustiche?
L.: Povero amico mio, questo è già stato da lor fatto!
Pensate che i nostri Canti, contrariamente a quelli che useranno nel XX
secolo, sono fatti, come prima accennavo, pressoché
esclusivamente a partire dal budello (intero) di agnello ; tutte le
corde poi sono da noi accuratamente zolfate, cioè sottoposte
all'azione protratta dei vapori dello zolfo abbruciato [si produce
anidride solforosa, n.d.r.] entro una camera chiusa: per secoli
penseranno (e scriveranno) che questa operazione serve solo per la
sbianca del materiale ma poi cominceranno a pensare che questo
trattamento [similmente all'operazione di vulcanizzazione della gomma,
n.d.r.], riesca ad incrementare anche le qualità elastiche e la
resistenza del materiale. I loro budelli sono invece sempre tagliati
prima in strisce e poi ritorti assieme, essi inoltre non vengono quasi
più zolfati (almeno per il tempo che noi riteniamo necessario:
più di due giorni), al massimo sono sbiancati con trattamenti di
diversa natura che però non portano ad alcun giovamento dal
punto di vista del suono, mentre vi è il rischio di indebolire
il materiale se il trattamento è troppo energico. Vengono i
nostri Canti inoltre trattati con il Lume de Rocha al fine di indurirli
maggiormente e resistere così meglio allo sforzo continuato che
solo Atlante può comprendere meglio di qualunque valent'homo!
C.: Non creerà problemi, dal punto di vista acustico, il taglio
in strisce del budello?
L.: Non lo verificheranno (nè io posso dirvi qualcosa in
merito...).
Quello che mi sembra comunque certo è che un Canto così
fatto durerà forse meno dei nostri a causa della maggior
predisposizione all'abrasione superficiale per la troppa levigatura che
eseguiranno con quelle loro infernali macchine che chiameranno
'Rettifiche' e che tenteranno di contrastare verniciando le corde
mentre le nostre sono semplicemente oliate. Devo però dire che
forse verso la metà del secolo a venire le corde da Monaco
verranno forse anch'esse verniciate [nel diario di Samuel Pepys si
legge: "18 March 1667, Mr. Caesar told me a pretty experiment of his,
of angling with a minnikin- a gut string varnished over" n.d.r.].
MA ORA VEDIAMO DI COMINCIARE A PROGETTARE QUESTO VIOLON DA ARCO.
C.: Benissimo Maestro!
L.: Tramite le mie conoscenze posso eziandio dedurre con chiarezza che
per un Canto portato a "si" [veneziano, ciè 247 Hz., n.d.r.],
cioè quello che equivale in unisono al Vostro "re", ottengo la
rottura di una prima corda di produzione ordinaria a 1,00 metri di l.v.
[si ricava oggi questo risultato dividendo l'INDICE DI ROTTURA per la
frequenza di intonazione richiesta per il Canto: 261 :247 Hz. = 1,00 mt
circa, n.d.r.].
Come affermai prima Messere, sceglierò un accorciamento
prudenziale di tre semitoni, cioè tre tasti: questa sarà
la l.v. DI LAVORO, cosicchè quando la Viola sarà
accordata nel "re" della vostra stimatissima Città il Canto
sarà di fatto prossimo la sua rottura, cioè un tuono
sotto la sua frequenza limite che prima ho descritto [non va
assolutamente trascurata l'importanza che nel corso del Rinascimento e
nel secolo seguente viene ad assumere questo criterio progettuale,
l'unico in grado di assicurare a dei Bassi in puro budello la massima
sonorità.
Tale regola viene costantemente verificata nell'intera trattatistica di
quei tempi dove, in una sorta di specularità concettuale, veniva
raccomandato di tendere la prima corda del Liuto, della Viola da arco o
da gamba e del Violino per repertori " a solo" sempre al più
acuto consentito, poco prima cioè dell'"exitus", n.d.r.].
Tenete presente, Messere, che i Liutari del prossimi due secoli si
spingeranno, con le Viole da arco, fino a quattro/sei semitoni al di
sotto della f. critica a causa della comparsa dei nuovi Bassi di
budello filato (come in là vedremo...) ma non oltre, se non nel
caso degli strumenti più grossi come ad esempio i Contrabbassi
di Violone [vedere comm. 632 di E. Segermann : "A closer look at pitch
ranges of gut strings" in F.O.M.R.H.I. bull. n 40, April 1985, il quale
analizza le proporzioni delle l. vibranti degli strumenti musicali
presenti nelle tavole del Praetorius: "Syntagma Musicum" -1619,
rispetto alla loro supposta altezza di intonazione). La l.v. di lavoro
della Viola sarà pertanto di 0,88 mt (moltiplicando
ripetutamente la l.v. limite per 0,94388 si ottiene un calo di un
semitono alla volta , cioè vale a dire un tasto. Questo
coefficiente è pari infatti alla radice dodicesima di due o
più semplicemente al rapporto 17/18 [la regola del diciotto di
Vincenzo Galilei,il metodo utile ancor oggi come allora, per ricavare
la posizione dei
legacci o dei tasti in uno strumento musicale, n.d.r.]. Tenete ben
presente, mio giovane Discepolo, che questa longhezza di corda va
sempre considerata dal capotasto fino alla metà delle "c";
intendo però aggiugere che se vi fusse di dover sonare in
compagnia di altri stromenti come taluni Pifari o Gravicembali overo
Spinette il cui corista sia alquanto diverso dal vostro, può
essere indispensabile all'occorrenza muovere in avanti o all'indrio lo
scagnelo [il ponte, n.d.r.], cambiando se necessario la grossezza di
corde: sottili se lo scagnelo si allontana dalla cordiera, più
grosse se invece se ne avvicina. Così, variando con giudizio la
longhezza di corda si rispetterà sempre la nostra Divina Regola
senza per questo vi fusse d'obbligo di cambiar di stromento [vedere le
raccomandazioni di Silvestro Ganassi: "Regola Rubertina", 1542 ma anche
la numerosa iconografia a proposito, n.d.r.]. Si eviterà in
questo modo o la rottura prematura di preziose corde da Canto oppure un
suono troppo debilitato del Basso.
Lo scagnelo, in altre parole, con la sua mobilità ci permette di
risolvere assaissimo il problema della moltitudine dei Coristi in uso
in questi Stati d'Italia senza cagionare alcun difetto per la voce dei
nostri stromenti o per la vita delli budelli stessi.
C.: E ora, Divin Maestro, qual'è la prossima mossa?
L.: Decisa che sia la longhezza di vibrazione, non resta che
proporzionare il resto del ditto stromento rispetto a questa,
perché dovete sapere, Messere, che tutto in uno strumento da
musica, similmente all'Architettura e la Pittura, è intieramente
relazionato.
C.: Certo, l'avete detto all'inizio, infatti!
L.: Ecco, con questa l.v. la sesta e ultima corda più grave
possiederà una grossezza di soli 2.0 mm., grossezza che
scaturisce anche da quello che io soggettivamente ritengo un "giusto"
valore di rigidità tattile [la tensione di lavoro, n.d.r.],
all'altezza di intonazione da voi richiesta.
C.: Giusto valore, Maestro?
L.: Si, ecco, provate a sentire anche Voi premendo la ditta corda
più grave qui nei pressi dello scagnelo di questo Violon (che
sia in tuono, naturalmente) che ho appena finito di costruire e che ha
una longhezza di corda molto simile a quella che mi avete hora
comissionato: come potete verificare (facendo le prove con varie
grossezze…) esiste una sensazione di durezza o mollezza ottimale
al di sotto del deo che preme, ad altezza di tuono richiesta si
intende, la quale permette di ottenere il massimo risultato acustico:
la corda non è nè troppo molla nè troppo dura,
insomma. I Trattati per Liuto del secolo che verrà saranno
comunque chiarissimi: Al tuono PREVISTO per lo strumento le corde
dovranno essere scelte in modo che non siano troppo dure o troppo molli
sotto le dita e, fatto molto importante, che tale sensazione di durezza
di corda sia EGUALE tra tutte le corde dello strumento. Questa Regola
sarà naturalmente seguita anche dagli Archi.
C.: Ma allora Maestro i nostri strumenti sono montati in eguale
tensione di lavoro!
L.: Apparentemente si, in realtà le cose sono alquanto diverse.
C.: E cioè?
L.: Parliamo ancora della sensazione di rigidità sotto i dei:
essa è da noi intesa come la sensatione di sforzo che oppongono
le ditte corde nel mentre che si abbassano verso la tavola vibrante;
abbassamento che accade quando le premiamo una alla volta per saggiarne
la loro durezza o mollezza.
Ora, Messer da Roma, dovete sempre ricordare l'obbligo che habbiamo di
ricercar sempre l'istessa omogeneità di durezza tra tutte le
corde dei ditti strumenti. Orbene, i posteri crederanno che ciò
corrisponda a quello che loro chiameranno 'disposizione in eguale
tensione'. Secondo i principii del Galileo di Fiorenza dunque questi
nostri cordoni, qualora tesi tutti a quello che loro chiameranno eguali
chilogrammi, dovranno manifestare anche l'istessa durezza sotto el deo
che li preme, overo abbassarsi verso la tavola della istessa
quantità.
Ma ciò che è giusto nel teorico non lavora nella comun
pratica!
Provate Messere ad appendere due corde di grossezza assai diversa ma di
stessa longhezza ciascuna ad un muro con un chiodo e di appiccicarvi in
fondo ad entrambe due spade dell' istesso peso, ovverosia che producano
l'istessa tensione: non è forse vero che la più suttile
delle ditte corde si allungherà di piu? Massimamente poi non
è forse vero che le corde più suttili necessitano poscia
di molti più giri al pirone delle grosse per portarle al giusto
tuono?
E similmente le ditte corde calcolate per la (da loro) chiamata 'eguale
tensione' una volta portate in tuono si allungheranno ciascheduna in
modo assai differente dall'altra: massimamente per le sottili, meno per
quelle di grossezza maggiore. Ecco che allora quella loro seppur valida
Regola perderà passion d'essere se non su pergamena soltanto. In
pratica le loro tensioni (in chili!) caleranno maggiormente sulle
suttili perché essere diventate ancor più fini sotto
sforzo d'esser in tuono.
Voglio dire Messere che seguendo la ditta Regola mediante calcolo e non
mediante prattica scopriranno che le loro montature premute con le dita
corda per corda manifesteranno poi un aumento di durezza mano a mano
che si passerà a premere quelle più gravi dotate di
maggior grossezza.
Ecco che sarà persa l'omogeneità tattile che tutti noi
incessantemente richiediamo essere conditione indispensabile! Purtroppo
anche i valenti cordai loro vicini seguiranno per la maggiore tale
errata idea.
Costoro che si occuperanno delle nostre musiche e dei nostri strumenti
dovranno sforzarsi di capire, eziandio, le differenze!
Che osservino e studino ad esempio le corde per Violino del tempo che
verrà, ad esempio quello di quel Paganini virtuoso: non è
forse vero che le varie grossezze di corda del Mi, La, Re che
scopriranno essere in uso in quel secolo non portano che a tensioni che
loro chiameranno 'scalari' e non di eguale tensione? Non è forse
vero che scriveranno, in quel secolo prossimo all'invenzion delle
macchine volanti, che le montature in eguale tensione non portano ad
ottenere, sul violino, le quinte giuste e anche che l'attrito opposto
allo sfregamento dell'arco mano a mano che si passeggia dal suttil
verso il più grosso esser via via troppo pronunciato et quindi
meritevole di aggiustamento per mezzo di una proporzionata et judiziosa
grossezza di corde??
Adunque i nostri criteri di montatura che loro chiameranno … ha;
ecco...'equal feeling' comporterà un calcolo su pergamena non
più di egual tensione tra le corde tutte bensì di un
certo, progressivo aumento di tensione movendo via via verso le sottili
così da compensare con sapienza et artifizio la maggiore e
progressiva perdita di grossezza da lor manifestata quando messe poi in
tuono.
Dipoi, nella condition finale d'essere ottimamente accordate ogni
budello poscia si assesterà quindi in grossezza della
quantità sua, sicchè alla fine tutte saranno veramente
all'istessa tensione come intesa da Galileo overo durezza al deo che le
preme...
Dovranno ancora cercare, ancora sperimentare….
Scusate la mia veemenza Messere, capisco che ora è il momento di
proseguire:
concludo dicendo che più una corda è stata ritorta e
più cederà la sua grossezza iniziale sotto tensione; e
questo a causa della maggior capacità di allungamento che
l'aumento di torsione garantisce al materiale rispetto ad una che
è meno torta. Ora deve sapere Messere che un segreto dei Cordai
per rendere sonore le corde gravi (piuttosto spesse e perciò
tendenti ad essere rigide) è proprio quello di fare queste molto
ritorte, in modo da guadagnare la massima elasticità possibile
(che sempre si guadagna ritorcendo al massimo una corda) e ridurre
così quello che i moderni chiameranno MODULO DI ELASTICITA'.
C.: E i per i Canti?
L.: Per i Canti (e qui intendo soprattutto quelli del Liuto) è
invece vero il contrario: essendo per natura loro piuttosto sottili non
presentano il problema dell'elasticità bensì quello di
garantirci la massima resistenza tensile e allo spellamento
superficiale.
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