Dialogo 4 Print E-mail

C.: E allora, Maestro?

L.: Allora si è visto che queste corde bisogna fabbricarle invece con un basso grado di torsione e trattati anche con Lume de Rocha che divengano anchor più dure [lo si può dedurre dalle indicazioni fornite da J.Dowland nelle "Varietie of Lute Lessons", London 1610: i migliori Canti da liuto si devono presentare duri e pungenti ad una estemità della corda e tranciarsi di netto con i denti senza sfilaccciarsi: un comportamento tipico solo delle corde fabbricate in bassa torsione, n.d.r. ]: si perde così in elasticità (cosa qui poco importante), ma si guadagna invece in robustezza della corda, indispensabile per queste suttili corde dei Canti come per noi l'aria. Questo aumento di resistenza torna a vantaggio della "quantità" di l.v. che è possibile sfruttare che sapiamo andare a beneficio della riduzione di grossezza dell'ultima corda grave, come voi ora ben sapete. Ma torniamo ancora una volta al concetto di "sensazione tattile di rigidità".

C.: Vi è dell'altro, Maestro?

L.: Naturalmente! Come prima ho detto, nel XX secolo ci metteranno un bel pò a capire che uguale sensazione tattile di rigidità non è la stessa cosa di eguale tensione di lavoro, tranne nel caso ipotetico che io usi corde dello stesso diametro e dello stesso identico grado di torcitura e cedimento elastico: faranno davvero una bella confusione!
Bene! Mi sembra che sia ormai evidente che mentre il concetto "eguale rigidità tattile" tra le corde non può assolutamente da luogo ad interpretazioni soggettive (eguale significa eguale!), diverso è il caso della "giusta" quantità di rigidità da ricercare nelle corde di uno strumento (cioè in pratica la scelta dei calibri idonei) che è soggettiva.

C.: E perchè Maestro?

L.: Perchè questo valore è soggetto ad una gran quantità di variabili, alcune di valenza personale o meglio estetica come ancho la scuola di provenienza del Musico, come ed in che ambito si suona: il gusto personale insomma; altre legate alla natura stessa dello strumento come il suo disegno, gli spessori adottati nella tavola armonica il tipo di scagnelo, l'altezza delle corde sulla tastiera ed infine la longhezza di vibrazione.

C.: Anche la longhezza di vibrazione Maestro?

L.: E si, proprio la longhezza vibrante, all'aumentare di questa una corda tesa alla stessa tensione di lavoro diventa via via più molle sotto la pressione delle dita [incrementando la lunghezza di una corda, a parità di tensione di lavoro, aumenta il cedimento elastico longitudinale del materiale, n.d.r.], così è ovvio che per recuperare quella soggettivissima et justa sensazione tattile di rigidità sotto i dei, occorre incrementarne il diametro e cioè, in altre parole, aumentarne la tensione di lavoro.
Così per la Viola che ho costruito, di longhezza vibrante simile alla Vostra, reputo adatto un diametro del Bordon [la sesta corda, n.d.r.] pari a 2,0 mm. [corrispondente ad una tensione di lavoro di 6,0 Kg., n.d.r.]. Se non avessi sfruttato la massima l.v., questo calibro (al fine di mantenere la stessa sensazione tattile di rigidità di prima) sarebbe stato MOLTO PIU' GROSSO e perciò sordo, così da non permettere assolutamente di far suonare decentemente questo registro più grave. Certo, avrei potuto ridurre ulteriormente la misura del Bordon facendo lavorare così lo strumento ad un valore di rigidità tattile minore, ma sarebbero subentrati altri problemi incidenti notevolmente sulla resa acustica e sulla precisione di emissione dello strumento [inarmonicità della corda, instabilità di intonazione, n.d.r.]. n conclusione è questa la grossezza che a me fornisce una sensazione acustica e di rigidità tattile (tensione della corda) ottimale sotto tutti i punti di vista.
Non nego, Messere che per Voi, come per altri valenti Musici, possa essere lievemente diverso!

C.: Certo.

L.: A proposito, perchè mai la Viola, come il Liuto, possiede soltanto sei corde per un'escursone di frequenza tra la prima e l'ultima corda a vuoto di due ottave perfette? Questo secondo strumento ad esempio cent'anni fa ne aveva ancor meno: solo le cinque più acute e tutte, come oggi, raddoppiate. Anche gli Archi soffrivano di tali limiti e anche se alcuni strumenti disponevano fino a sette corde, come la Lira da braccio, potrà osservare Messere che quelle disposte sulla tastiera, cioè le prime cinque, non raggiunsero mai le due ottave di escursione a vuoto come abbiamo oggi.
Il Bordon (con la sua ottava) che fu posto fuori tastiera (cioè con una l.v. maggiore) non deve ingannare, ricordando di considerare il beneficio operato nella riduzione del diametro di questa corda a causa dell'aumento della l.v.stessa, poichè le due cose sono inversamente proporzionali.
Così, a conti fatti, il diametro del Bordon non raggiungeva mai i limiti che noi consideriamo critici per la produzione di un suono accettabile.

C.: Dove sta, stimato Maestro, il Segreto delle sei corde?

L.: Potrebbe sembrare che vi siano motivi esclusivamente estetici, dovuti cioè al tipo di musica che eseguiamo e all'equilibrio perfetto che l'aggiunta del sesto Basso apporta allo strumento; la verità (come io credo e suggerisco ancho ai Lettori) è legata invece soprattutto a motivi di opportunità tecnica, di ciò che ci viene permesso dai Cordai, dalla loro abilità manifatturiera,in altre parole.

C.: Come, Maestro? Non riesco a comprendere!

l.: Ricordatevi Messere che IL BUDELLO LA FA SEMPRE DA PADRONE! Le sei corde o cori nel caso del Liuto è il massimo che ci viene concesso dalla qualità delle nostre corde attuali per un'escursione a vuoto appunto di due ottave e il perché è semplice.

C.: Maestro, se permettete provo a dirlo io: sfruttando la massima lunghezza vibrante il Canto lavora (già) al più acuto consentito, oltre non si può perciò andare perchè si romperebbe; quindi questo lo definirei il VINCOLO SUPERIORE.

L.: Ma ora rispondete, o Messere, prima a quest'altro insidioso ed incalzante quesito: perché, perchè questi nostri stromenti come il Leuto oppure li Violoni d' arco possiedono intervalli di quarte e terze tra le corde a partire dal Canto? Perchè questi intervalli e non altri?

C.: Maestro, ora non so che dire...forse perchè questa soluzione agevola grandemente la mano sinistra...forse per questioni d'armonia…

L.: Eppure non e così difficile come sembra… i nostri Antenati l'hanno pensata assaissimo bene, ecco hora la mia idea: le nostre corde Messere, costituite dall'associazione di più budelli interi d' agnella (a seconda del calibro da ottenere) non possono essere sottoposte ad alcun trattamento di riduzione di diametro mediante quella che sarà chiamata rettifica meccanica (così da ottenere anche noi tutta la comoda varietà di misure che sarà permessa invece ai posteri dotati di un'apposita macchina). Il perché è semplice: non riusciamo a garantire, manualmente, la perfetta rotondità della corda come solo una macchina del futuro è in grado di assicurare, dovremo pertanto gettarne via assai perchè false! Le nostre corde in definitiva possono essere soltanto lucidate superficialmente con un'erba abrasiva [equiseto o erba cavallina, n.d.r.] che usiamo anche noi Liutarii assieme all'osso di sepia. Il diametro finale dipende così, pressochè esclusivamente, dal numero di budelli utilizzati e non dalla levigatura. Oltremodo non disponiamo dei sensibili strumenti di misura del calibro che loro chiameranno micrometri, misuracorde a piastrina etc…
-Ora, Messere, i nostri Cordari si danno da sempre un gran da fare perchè gli agnelli, la loro età e la loro alimentazione siano curate e costanti così da ottenere budelli che forniscano corde di diametro per quanto possibile sempre simili e riproducibili nel tempo, a parità di budelli impiegati.
Prestate ora, Messere particolare attenzione: se passiamo da una corda composta da un solo budello (cioè il cantino del leuto) ad una di due si può notare un grosso scalino tra le due grossezze e così pure tra due a tre budelli ma di natura lievemente minore fino a non notarsi affatto per corde attigue composte da numerosi budelli associati.
Quello che intendo a Voi spiegare è che non possiamo disporre insomma di valori intermedi di grossezza (al contrario dei posteri) e massimamente poi per i diametri sottili che si ottengono da pochi budelli. In altre parole non abbiamo la corda da due budelli e mezzo!
In virtù del vuoto di diametro esistente tra una corda composta da un budello e una di due, tra una di due e una di tre e così via solo l'intervallo di quarta tra le corde dei leuti può assicurare la condizione di eguale rigidità tattile, situazione che tutti noi ricerchiamo nelle corde di uno strumento. Questo si vede assaissimo se si dispone in confronto (in quello che i posteri chiameranno grafico) i diametri di corda ottenibili da più budelli via via aggiunti con diverse altezze di intonazione.Questo è assai vero per il Liuto, il cui cantino è composto da un budelin solo [vedere Attanasio Kircher: "Musurgia Universalis", Roma 1650 p.440-476; n.d.r.] seguiti per tradizionedai Violoni da arco, i quali seguono il principio di accordatura del Liuto. Per le Violette da arco di quattro corde ed in particolare il soprano (cioè il Violino) il problema non è così sentito: sono infatti accordate per quinte e questo forse in virtù del fatto che la prima corda del ditto Violino prende subito in partenza la grossezza della quarta dei liuti (come dirà Mersenne il Francese) che è composta da almeno quattro budelli. Tale fatto limita di per sè la differenza esistente tra diametri attigui come invece risulta assai marcata tra la prima del Liuto e le seguenti del secondo e terzo coro.

L.: Bene andiamo dunque avanti: resta da definire il VINCOLO INFERIORE, il quale per sua natura è molto meno definibile del primo vincolo.

C.: Mi sembra di capire che abbia a che fare con il massimo diametro che risulti accettabile dal punto di vista acustico, poichè queste grosse corde dei Bassi sfruttano, credo, esclusivamente una frazione minima del loro "serbatoio" di resistenza disponibile; non corrono in altre parole alcun rischio.

L.: E' così infatti.

C.: Penso di esserci! Il calibro della sesta corda bassa coincide con il diametro massimo che ci possono permettere i nostri budelli dal punto di vista del suono, atto cioè a fornire una sonorità a nostro giudizio ancora soddisfacente (sempre con la premessa di aver già sfruttato al massimo la l. vibrante)!

 

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